Up The Gain, a Resia: presentazione di "La montagna storta", il nuovo libro di Renzo Brollo.

Sabato 5 settembre, alle 18, appuntamento conclusivo, del festival dell’Associazione Examina al Centro Culturale Resiano.

“L’enorme dente aguzzo sopra Gemona, da secoli, dà da mangiare, da bere e pietre per le case degli uomini che vivono alle sue pensici…”: “ legna per il fuoco, erba per gli animali, ghiaccio per il cibo, pietre per la calce”.

Ma nell’inquadratura iniziale di questa storia il Cjampon, la montagna di Gemona, è essenzialmente il pericoloso confine tra la vita e la morte, il precipizio in cui tre ragazzi gemonesi hanno rischiato di finire, scendendo dalla vetta dopo averla audacemente raggiunta con una ascensione invernale: due del gruppo, malconci, doloranti, sempre più intirizziti, precariamente sul margine del nevaio che li ha traditi e dal quale non possono muoversi, con i piedi che stanno guardando l’abisso, attendono che il loro compagno scenda nella neve e nell’ombra sempre più fitta, raggiunga il paese e mandi qualcuno, che li salvi.

Così comincia il libro La montagna storta, edito da Bottega Errante, e Renzo Brollo ci lascia lì, scrivendo  molte pagine prima di farci sapere come va a finire, lassù, sul margine del nevaio che si sporge nel vuoto,poco sotto quella cima che ai ragazzi, solo poco prima  della caduta, era sembrata non la vetta che già conoscevano ma “la porta del cielo”. Intanto racconta, e noi che leggiamo incontriamo tantissimi personaggi, che entrano ed escono dalle pagine in un intrigante gioco di incastri: storie, voci che raccontano, voci che dialogano, fantasmi dei dannati che vagano sulle creste e a lanciare pietre, il questore abbracciato alla radio che trasmette la partita Milan – Cesena, l’elicottero in volo che cerca i dispersi, gli alpini che salgono per il recupero, madri e padri, Sharkey e Carnera, Cassin e Bonatti, il santuario di Castelmonte, il Tagliamento, il mese di maggio del 1976. E il vecchio Orelute, con la sua orecchia mozzata sotto il grosso berretto di lana, che ha un rapporto simbiontico con Cjampon e ha fatto tutti i mestieri del mondo, ed è un personaggio di cui sinceramente avrei voluto sapere molto di più di quanto Brollo ci racconta: perché lui sa che senza tanti amen e segni della croce, camminando su per le montagne ci si ritrova come ad esser in chiesa e senza pronunciar parola si prega.

Il libro di Brollo è stato descritto come un racconto ruvido: io di ruvido ci ho sentito solo i sassi aguzzi sui quali sono scivolata, precipitando lungo il nevaio traditore, assieme a Roberto e Giovanni.  E’ piuttosto un coro, che canta con voci piene e un ritmo e un timbro che ti rimane dentro per un bel po’ dopo aver finito di leggere e ascoltare.

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