Up the Gain, dal 2 al 5 settembre, a Resia. Letteratura di montagna : “ La valle dei Ros”.

Presentazione del romanzo di Raffaella Cargnelutti, il 3 settembre, alle 16, nel Centro Culturale Resiano, a Prato.

Tra gli stimoli culturali e le suggestioni artistiche e musicali che il festival Up The Gain porterà il prossimo fine settimana nel cuore della Val Resia, a Prato, nel centro culturale “Rozajanska Kultürska Hïša”, il 3 settembre è dedicato, tra l’altro, ad un incontro con la letteratura di montagna.

Verrà infatti presentato, alle 16,  il libro di Raffaella Cargnelutti “La valle dei Ros”, Bottega Errante edizioni.
Per introdurre questo romanzo, ambientato in “ una cruda valle in Carnia, nel corso del Novecento” approfittiamo dell’approfondita recensione ospitata nell’ultimo numero di Alpinismo Goriziano, la rivista della sezione di Gorizia del CAI.

Scrive Luisa Contin.: “Su tutti i personaggi che attraversano la storia della valle carnica nella prima metà del ‘900 incombe la natura, selvaggia e potente, che copre tutti i segni del passaggio umano nei luoghi abbandonati dopo l’estinzione dei Ros.

La montagna carnica con le sue vette rocciose, gli animali, i prati e i boschi, sembra ricordare agli uomini che nessuno riuscirà mai a possederla, chiunque vorrà amarla dovrà rispettarla, solo così riceverà in cambio l’armonia, la saggezza o la capacità di premonizione che nel romanzo si manifestano in Dirce la cartomante e in Alida. Entrambe assomigliano alle creature fantastiche delle fiabe alpine, in particolare Dirce, che “sentiva il respiro della natura, la voce della luna, il canto delle sirene della foresta, tanto bello e struggente da far perdere la tramontana in chi non era esperto di simili strighez”. Vengono in mente le favole e i loro insegnamenti, dove le tragedie vengono presentate con l’intento di mettere in guardia da comportamenti che devono essere evitati perché hanno portato con sé conseguenze terribili. Anche la Valle dei Ros sembra avvertire i lettori: non siate avidi o la montagna si vendicherà.”

I Ros sono i componenti di una famiglia, il cognome deriva dai capelli rossi, accomunati da personalità spregiudicate e avide, arrivati in valle e impadronitisi senza scrupoli delle proprietà di chi era messo in difficoltà dai debiti, dalle disgrazie, dagli eventi  della storia: “…il cognome Ros che sembra portare con sé la mancanza di scrupoli, la volontà di imbrogliare il prossimo e di sfruttare uomini e animali in nome del guadagno, a esso nessuno riesce a sfuggire.”

Rimandiamo all’interezza della recensione entrando nel sito del CAI Gorizia, dove sono conservati tutti i numeri della rivista dal 1999, utilizzando questo link, e scorrendo la rivista (che dedica questo numero al  cambiamento climatico e alla pressione della crisi ecologica sul mondo alpino)fino a pagina 18.

Con l’autrice del romanzo, Raffaella Cargnelutti, critica e storica dell’arte oltre che narratrice, dialogherà lo scrittore e storico Alberto Vidon.

Preannunciamo anche l’altro incontro con la letteratura di montagna, nella giornata conclusiva del Festival, il 5 settembre, quando Renzo Brollo ci parlerà del suo libro “La montagna storta”

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